Logo Cursillos di Cristianità
  Sito del movimento dei Cursillos della Diocesi di Genova  
 
 
 
 

...I Cursillos...

 

Cristo

CRISTO NON HA MANI

Cristo non ha mani
ha soltanto le nostre mani,
per fare il suo lavoro oggi.

Cristo non ha piedi,
ha soltanto i nostri piedi
per guidare gli uomini
sui suoi sentieri.

Cristo non ha mezzi ha
soltanto il nostro aiuto
per condurre gli uomini a sé

Noi siamo l'unica Bibbia
che i popoli leggono ancora,
siamo l'ultimo messaggio di Dio
scritto in opere e parole.

 

Questa preghiera in estrema sintesi riassume lo spirito dei Cursillos di Cristianità e spiega l'intento del loro fondatore, Eduardo Bonnin.

Alcuni uomini con l'aiuto della scienza e del denaro, hanno ridotto la distanza dal piede dell'uomo alla luna.

Noi tentiamo di fare qualcosa di immensamente più difficile: giungere dal piede dell'uomo al cuore dell'uomo, per conoscere meglio il cammino verso noi stessi e il cammino verso gli altri, per prendere maggior coscienza della meraviglia della nostra vita, per saper viver meglio insieme agli altri uomini l'avventura di crescere come persone.

Gli strumenti per fare ciò:

-Accettarsi così come uno è,

-Comprendere che si può essere migliori

-Fare il cammino in compagnia.

 

 

Qui potete vedere (se i vostri codec lo permettono) un breve video di presentazione del Cursillo. Non ha la presunzione di essere esaustivo, nè tantomeno bello, ma forse può farvi intuire la bellezza di camminare con i fratelli incontro a Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altare

 

 

 

 

 

 

.

..

 

Centro Banchi

Il Centro Banchi ha iniziato la sua attività il 2 febbraio 1986, ma affonda le sue radici più lontano, precisamente nel 1968.  A quell´epoca infatti, un gruppo di persone aveva iniziato a riproporre agli adulti, e in seguito ai giovani, l´essenza del fondamentale cristiano.  Nacque infatti allora il primo Cursillo della Diocesi di Genova ed in seguito Proposta Giovani; ed ancora oggi i Coordinamenti di entrambi i Movimenti hanno la propria sede nei locali del Centro Banchi.

Qui si tengono gli incontri della Scuola Responsabili del Cursillo genovese (due lunedì al mese la sera alle ore 21) e qui ha luogo l´Ultreya settimanale, ogni giovedì alle ore 20:45, dove un laico presenta la sua vivenza incentrata su un punto delle letture liturgiche della domenica precedente, un sacerdote fa il suo commento, i fratelli si confrontano in piccoli gruppi, insieme si prega Gesù Eucarestia e infine si torna a casa con un proposito di conversione per la settimana.

La nascita del Centro Banchi ha alle spalle questo spirito di attenzione all´uomo di oggi con tutte le sue problematiche, crisi, domande irrisolte.

Esso si definisce come “una porta aperta per la ricerca e il dialogo”.  Partendo dalla vocazione del gruppo iniziale, esso è votato ad essere punto ed occasione di incontro per tutte le persone – credenti e non credenti – in sincera ricerca del senso ultimo della vita.

La soprastante chiesa di San Pietro in Banchi ha origini antichissime; sua caratteristica è quella di innalzarsi su un terrazzo sovrastante una serie di botteghe.  Le botteghe sono citate la prima volta nel 1253.  Nel 1579, in seguito ad un voto fatto dal Senato della Repubblica alla Madonna Immacolata perché liberasse la città dalla peste, venne restaurata la chiesa e innalzato un altare nella cappella del transetto di sinistra.  Nei tempi moderni, dopo essere stata chiusa nel 1912 perché ritenuta pericolante in alcune sue parti, venne riaperta nel 1942 ed affidata ai Padri Missionari della Consolata.  Nel 1982 i Padri lasciarono la chiesa , che fu nuovamente richiusa.

Nel 1986 la chiesa è stata riaperta contemporaneamente al sottostante Centro Banchi.

In questa chiesa, che non è parrocchia, non vi sono sacre funzioni, ad eccezione della Santa Messa celebrata ogni martedì alle ore 18.

La chiesa è aperta dal lunedì al sabato dalle ore 8,30 alle 19 circa.

Nella cappella di destra si trova il calco in gesso di un Cristo senza mani recuperato abbandonato nello studio di un marmista, che è diventato emblema della preghiera dell´anonimo fiammingo del XV secolo: “Cristo non ha mani – ha soltanto le nostre mani – per fare oggi le sue opere”.

La statua e la storia connessa sono care al mondo del Cursillo perché sono un evidente richiamo ad esercitare la carità per essere noi stessi  le mani di Cristo operanti nel mondo d´oggi.

Atti

 

Per meglio capire quale è la storia del Cursillo genovese, può essere opportuno leggere quanto hanno scritto a quaranta anni di distanza Padre Angelo Costa e Don Marco Granara, loro che il primo cursillo di Genova l'hanno vissuto ( e anche tanti altri).

"OMINI, OMINI"
1° primo Cursillo uomini a Genova

Carissimi,
cerco di inviarvi qualche ricordo sull'inizio dei Cursillos a Genova.
E' un po' di cronistoria su quello che è rimasto di questo avvenimento nella mia memoria, ormai poco valida, e vi prego correggere tutte le mie dimenticanze nelle date e nei nomi. A volte userò delle espressioni un po' "ostrogote", ma che mi sono rimaste assai impresse.
Sono stato coinvolto nell'esperienza dei Cursillos a motivo del mio incarico come Cappellano dell'Apostolato del Mare - Stella Maris di Genova, che allora aveva sede in Piazza Di Negro, 6. Ho avuto frequenti contatti con i diversi Cappellani delle principali sedi europee, ma tra questi si è creato un rapporto tutto particolare con Don Francisco Santana, Direttore dell'Apostolato del Mare di Lisbona, il quale penso avesse, fin dagli inizi, nella mente e nel cuore l'intenzione di diffondere il più possibile anche in Italia il movimento dei "Cursillos". Il P. Santana era una persona molto dotata sul piano umano, sacerdotale e pastorale. Tra l'altro quando si metteva in testa una cosa sapeva sempre giungere a conclusione contro tutto e contro tutti, usando anche una notevole dose di santa furbizia.
Il suo "corteggiamento" è iniziato fin dai primi nostri incontri, ma io "indaffaratissimo", non gli prestavo molta attenzione. E' allora passato ai fatti invitandomi a passare uno "stage" alla sede della Stella Maris di Lisbona dove ho trascorso un mese. Qui è iniziato il mio impatto con i "Cursillos". I principali collaboratori della Stella
Maris di Lisbona erano stati cursillisti e ne portavano avanti lo spirito. Poi sono continuati i contatti con persone di diverso livello e con le più diverse occupazioni, amici di Padre Santana, a cui ero presentato, e che regolarmente mi parlavano dei "Cursillos". Ho sempre notato che alle parole corrispondevano i fatti: una testimonianza chiara e coraggiosa della propria fede; amore alla preghiera e allo studio; una profonda unità tra i f rateiti e una grande apertura al sorriso. E ormai le maglie si stavano stringendo attorno a me quando Padre Santana e i suoi "Consiglieri" avevano progettato di farmi partecipare a un "Cursillo" che si sarebbe svolto nei
pressi di Lisbona durante il mio soggiorno. Ma una circostanza seria, del tutto imprevista, mi ha costretto a ritornare rapidamente in Italia, proprio due giorni prima dell'inizio del Cursillo. Ma il Padre Santana non demordeva, e in tutti gli incontri per i Convegni dell'Apostolato del Mare continuava a battere il chiodo. Al fine gli si è presentata un'occasione favorevole. Si teneva a Bologna uno dei primi "Cursillos", guidato dal responsabile di Lisbona e da alcuni responsabili di Bologna e di Fermo (che mi pare sia stata la prima Diocesi in Italia ad avviare i Cursillos). L'animatore di Bologna era il Padre Carminati che si serviva di assai validi collaboratori (ne ricordo ancora alcuni: Gianni Bianconi, Alfredo Bitelli, Rino Mantonaro, Angelo, di cui mi sfugge il cognome; e poi Fiorella che era la prima animatrice dell’ iniziativa, sia in campo mondiale che maschile). Tra un impegno e l'altro aderisco all'iniziativa, se non che non conoscevo ancora molte rigide regole dell'Organizzazione e anziché arrivare alla sera dell'entrata "in clausura", (i Cursillos allora iniziavano il Mercoledì sera e terminavano al Sabato con la Santa Messa di Mezzanotte) sono giunto alla sede dell'incontro, fresco, fresco, il giovedì a mezza mattinata. Mi annuncio e mi sento rispondere piuttosto bruscamente che se il Cursillo non era fatto per intero non serviva a nulla. Chiedo allora del Padre Santana, che facendo buon viso a cattiva sorte, mi accoglie abbastanza calorosamente. Dopo aver confabulato a lungo con alcuni responsabili, ha vinto la sua tesi che io ero un caso "speciale" (come a dire che ero un tipo piuttosto difficile a saper prendere delle decisioni) per cui era importante una mia partecipazione anche fuori dalle regole in vista di poter finalmente avviare un "Cursillo" a Genova. Ho cercato di inserirmi il meglio possibile, e mi ha colpito il fatto che, tutto sommato, sono stato molto ben accolto. Sono stati dei giorni molto intensi che, con la loro bellissima chiusura, mi hanno lasciato il segno. Ero così giunto a un punto da cui, onestamente, non potevo più tirarmi indietro e gli approcci con il Padre Santana sono diventati sempre più pressanti. E" stata al fine stabilita una data ben precisa al primo Cursillo di Genova: "... noi dovevamo pensare solo alla casa e trovare non meno di venti partecipanti, come diceva padre Santana che fossero «omini, omini», cioè persone responsabili ed equilibrate, non importa se praticanti...A tutto il resto avrebbero pensato loro." Conoscendo le mie indecisioni e la scarsa capacità organizzativa, per prima cosa mi sono appoggiato ad alcuni cari amici sacerdoti illustrando la situazione.  Facile trovare il luogo: il sempre disponibile “Cenacolo di Quarto”. Assai più difficile, quasi impossibile, trovare i partecipanti. Chiedere di punto in bianco a persone impegnate in una professione, nella famiglia e in mille altre cose, di isolarsi completamente da un mercoledì sera alla mezza notte del sabato, tagliando veramente tutti i ponti, è stata un’impresa da far venire i capelli dritti, tanto più che ormai non mancava molto tempo alla data di “apertura”. Tirando le somme, a circa un mese dalla data di inizio, le persone disponibili si potevano contare a stento sulle dita di una sola mano. Riunione urgente con gli amici sacerdoti e la conclusione: non è giusto e caritatevole impegnare persone che vengono da lontano con tanto sacrificio. Si decide di sospendere, eventualmente rinviare l'iniziativa. A me l'incarico, come amico di Padre Santana, di avvertirlo con una tremebonda telefonata a Lisbona che per fortuna non ha trovato in sede l'interlocutore, a cui ho lasciato il messaggio che il Cursillo di Genova era sospeso.
Evidentemente, in quella circostanza, il nostro modo di vedere "più secondo gli uomini che secondo Dio" è diametralmente opposto a quello di Padre Santana. Poche ore dopo, nella tarda sera, mi raggiunge una telefonata di fuoco da Lisbona. Il Padre Santana mi ha semplicemente gelato, e quella notte ho faticato a prendere sonno. "Angelu, il Cursillu si deve fare...non si può defraudare la Cristianità! Fai come l'Evangilu: vai in Piazza Di Negru e invita al Cursillu tutti quelli che incontri, ciechi, storpi, zoppi, barboni...portali tutti!..." E chiude la conversazione senza voler neppure sentire le mie ragioni. Ho messo un po' a riprendermi, e non ho saputo fare altro, il giorno dopo, che chiamare ad uno ad uno i miei amici sacerdoti, con l'unico messaggio: il Cursillo deve essere fatto a qualunque costo. E tutti hanno avuto con me l'estrema bontà di non lasciarmi solo! Una frase che mi aveva colpito molto nel colloquio con Padre Santana è stata: "Non si può defraudare la Cristianità". Non sono riuscito a capirla, ma ben presto mi sono reso conto di cosa significava.
Cominciavano a giungere al nostro indirizzo bigliettini e lettere da tutte le parti del mondo, con l'offerta di preghiera e sacrifici a volte anche curiosi e assai commoventi, per il primo Cursillo di Genova, esattamente offerti nel giorno dello svolgimento del Corso. Erano le così dette "intendenze". E veramente chiudere il cuore a questa pioggia di grazie sarebbe stato "defraudare la cristianità".
Incoraggiati da questa generosissima e impensabile partecipazione, abbiamo ripreso forza e ci siamo rimboccati le maniche alla ricerca di "partecipanti". Mi pare che siamo giunti a 21 persone, e in complesso "omini, omini", come richiedeva Padre Santana, e il Cursillo ha potuto iniziare regolarmente alla data prefissata.
Tra i responsabili: il Padre Santana, come Direttore Spirituale, coadiuvato da un altro sacerdote portoghese Padre Aleixio Cordero, che non posso mai dimenticare per il fuoco che portava dentro. Tra i laici: Francis Stilwel, come Rettore, un padre di famiglia di origine inglese, residente a Lisbona, altri due laici di Lisbona, mi
pare Rotay e Casella, altri collaboratori di Bologna e di Fermo. Una rappresentanza assai qualificata che ha lasciato in tutti noi una valida testimonianza. Durante lo svolgimento del Cursillo abbiamo anche ricevuto una breve visita dell'Arcivescovo di Genova, il Cardinal Giuseppe Siri che, con parole di apprezzamento e incoraggiamento ci ha lasciato la piena approvazione della verso la maturità, attraverso un'opera delicata di catechesi. Possono sorprendere, e hanno sorpreso anche me, il clima di particolare entusiasmo, emotività e anche folklore, che si respira durante il Cursillo e anche nell'Ultreya. Questi aspetti del resto sono presenti anche in molti movimenti cristiani che lo Spirito Santo ha suscitato prima, durante e dopo il Concilio.
Certo devono essere amministrati con molta saggezza , ma non devono essere considerati a priori negativi, perché l'uomo spesso ha bisogno più di cuore che di testa per incontrare il Signore. Ma certamente dopo il cuore veniva anche la testa...
In particolare l'Ultreya e la riunione di gruppo non possono essere considerati solo delle occasioni per mettere in comune tè proprie esperienze, magari le più sensazionali e anche stravaganti. Tutti questi sono solo mezzi per fortificare il nostro spirito affinché possa crescere nella fede e nell'adesione concreta ad un servizio nella comunità. E' logico che un Parroco, nel programma pastorale della propria Parrocchia tenga conto di certe particolari caratteristiche dei gruppi che la compongono. Ma a me sembrerebbe bello che nei servizi esterni al proprio movimento, tutti acquistino un certo anonimato: cristiani tra i cristiani al servizio della Chiesa! Mi ha sempre colpito il fatto che in molti di questi movimenti moderni, si deve saper stare a dei metodi e a delle regole molto rigorose, a volte anche, almeno apparentemente, poco comprensibili da un punto di vista puramente razionale. Ma non solo, sembrerebbe che da una fedeltà umile e scrupolosa allo stile dell'opera venga "garantita" la sua fecondità e il suo sviluppo. Non e facile per me rispondere a questo. Certamente lo Spirito spira quando vuole, dove vuole e come vuole. Sono innumerevoli nella Chiesa opere e movimenti che non sono nati da particolari  carismi, ma dalla faticosa ricerca nella fede e nell'umiltà.
Ma se dovessi dare una risposta a me piacerebbe vedere in questi movimenti carismatici, una particolare richiesta dello Spirito a non fidarci troppo delle nostre capacità intellettuali per riformare la Chiesa, ma di metterci sulla linea di chi, dopo aver fatto tutta la sua parte, dopo aver sofferto e faticato, deve concludere: "siamoservi inutili, perché senza di Tè non possiamo far nulla...". Mi ha sempre colpito il miracolo di Gesù che ha guarito un cieco facendo una cosa sporca: ha sputato per terra, ha fatto del fango con la saliva, ha plasmato gli occhi del cieco, invitandolo ad andarli a lavare alla piscina.
Anche noi dobbiamo sentirci quel fango, ma nelle mani del Signore faremo sempre grandi cose!
Carissimi, da parte mia vi sono molto vicino nel 40esimo anniversario dei Cursillos a Genova, sempre unito nella preghiera.
                                                                                   Cordiali saluti a tutti,
                                                                                    Angelo Costa O.S.B.

P.S. Don Angelo Costa attualmente è nella Badia di Santa Maria di Rio Cesare a Susinana (Firenze), Monastero Benedettino Cassinese

 

La mia testimonianza personale a 40 anni dall’inizio dei Cursillos a Genova
Con una frase un po’ enfatizzata, posso  dire che, nel 1968, l’esperienza dei Cursillos – accolta da me forzosamente, come un piacere da fare a un confratello (don Angelo Costa), inguaiato dai portoghesi per avviare questa “faccenda” un po’ esotica e un po’ strana – si è rivelata invece, per me, la salvezza della mia fede stessa.  Possibile ?  Si, ero prete da circa 5 anni. In seminario, ci era stato detto di “lasciar perdere gli adulti” perché “ormai, quelli, come sono sono”.  L’orientamento per tutti, ma soprattutto per i preti giovani, era quello di “tirar su” i bambini e i ragazzi. Ma già  i “bambini”, appena diventati “ragazzi”, abbandonavano non solo le nostre chiese ma anche i nostri calciobalilla, i nostri campetti di calcio e C…. Nel mio fervore di giovane prete, con un Parroco che mi assecondava, avevo tentato il possibile e l’impossibile (così almeno a noi sembrava) ma senza nessun risultato sul fronte di una Fede più matura, completa e coerente. Ero arrivato al punto di chiedermi se era vero che la Grazia di Dio avesse ancora la possibilità di incidere sul cuore dell’uomo o se non fossero tutti inutili i nostri tentativi pastorali. Ne andava della Fede nella Sua presenza, nella Sua provvidenza, nell’efficacia dei Sacramenti della Fede, nell’efficacia della Sua stessa parola proclamata… In quell’epoca  e in quelle circostanze – vedendo intorno a noi, ma anche su un fronte ecclesiale più ampio, i fallimenti di una certa pastorale – molti si rivolgevano alle uniche (?!) fonti che sembravano avere una qualche efficacia apostolica (mi riferisco al sorgere dei c.d.”Movimenti”). Quelli si, sembravano mietere dove la pastorale ordinaria delle Parrocchie sembrava non raccogliere più nulla. Anch’io feci le mie ricerche in direzioni diverse. L’impressione che per essere di Gesù Cristo bisognasse prima essere, non della Chiesa ordinaria, ma “del movimento stesso”/chiesa nella Chiesa, mi  aveva imposto un discernimento in merito: pur apprezzando certi risultati, non vedevo possibile l’innesto dei “nuovi” nel corpo tradizionale della chiesa locale.
A questo punto ci fu l’ulteriore esperienza del Cursillo (1968). Lì ci fu detto in tutte le salse che – dopo quell’esperienza non avremmo dovuto considerarci “cursillisti” (perché non eravamo salvati da “Cursio” ma da Cristo) ma semplicemente “cristiani”… Mi parve ci si aprisse uno spiraglio così nuovo da dovermi fermare  e impegnare su quel dono che la Chiesa mi proponeva. Quali ulteriori garanzie? Ce lo portavano due parroci di Lisbona (P. Aleixio e P. Santana), ci riproponevano la tradizionalissima dottrina sulla “Grazia”, ci dicevano che il nuovo metodo non comportava un “Movimento” in senso strutturato e dipendente da una gerarchia alternativa propria del movimento stesso, ci dicevano che si trattava solo di un “metodo”, “per la riscoperta del battesimo”, “in mano al Vescovo diocesano”, “ a servizio della pastorale catechistica”, “per la vertebrazione e l’animazione degli ambienti più diversi”, “per mezzo della vivenza e convivenza della Fede” finalmente riscoperta, testimoniata e condivisa. Tutto questo – ben compreso, approfondito e sperimentato, condiviso poi col mio Vescovo (il Card. Siri) e da lui, in questi termini, approvato fino al punto da dedicare un prete (il sottoscritto) prevalentemente “per questo” – mi diede, allora, la “quadratura del cerchio”: si può rievangelizzare l’adulto di oggi, partendo da uno “studio dell’ambiente” per individuare in esso le “vertebre”, le “persone portanti” attraverso le quali – con altri strumenti di evangelizzazione più di massa - si sarebbe potuto ridare alla “pastorale ordinaria” delle diocesi e delle parrocchie la necessaria caratteristica “missionaria” di cui tutta la Chiesa sentiva sempre più urgente necessità.
Ricorderò con  gratitudine quel grande uomo che fu Padre Francisco Santana, nostro maestro di Cursillo e non solo (poco dopo nominato Vescovo di Funcial nell’isola di Medera) e quello che lui chiamava “suo sogno”. “Sogno”, diceva,”il funerale del Cursillo!” e, nel frattempo, lavoro per una “via italiana al Cursillo”. Due espressioni, all’apparenza incomprensibili, che, da lui ben spiegate, volevano dire che ogni “metodo”, anche se bellissimo ed efficacissimo, è  “relativo” e “temporaneo”. Sognarne la morte e il funerale, mentre stai lavorando per farlo conoscere, impiantarlo e utilizzarlo, non è una pazzia, ma è un dare la giusta collocazione agli “strumenti” e alle “finalità”: i primi sono relativi e temporanei  (fin che ce ne sarà bisogno), i secondi immutabili. Sognare la fine della necessità del Cursillo – ci spiegava – voleva dire sognare una Chiesa che – anche attraverso il Cursillo – si fosse data i suoi ordinari strumenti di rievangelizzazione degli adulti, avesse quindi riscoperto il suo compito “di tipo catecumenale” che, anche in altre epoche della sua Storia aveva efficacemente sperimentato (v. il passaggio dal paganesimo antico alla prima cristianità e, in seguito, alla caduta dell’ impero romano,  con l’evangelizzazione dei popoli barbari). Il Cursillo così avrebbe avuto il merito di risvegliare, in una Chiesa un po’ vecchia, scontata e addormentata, il problema della riscoperta del Battesimo  da parte degli adulti, cominciando dalla formazione – attraverso il Cursillo – di piccoli “gruppi di vertebrazione e animazione missionaria” degli ambienti e, con questi piccoli gruppi, si sarebbe messo a servizio della Chiesa particolare per arrivare ad evangelizzare davvero tutti (vertebre e non vertebre) con altri strumenti di cui si sarebbe dotata.
A conferma esemplare di questo processo, l’espressione storica più nota sembra quella avvenuta a Madrid nei primi anni ’50. Un certo Kiko Arguello (l’attuale fondatore e animatore del notissimo “Cammino neocatecumenale”), artista, non credente, abitante di un quartiere popolare di Madrid, ritrova la Fede in Gesù attraverso una “tre giorni” del Cursillo. Prosegue il percorso della sua conversione nell’Ultreja settimanale e, ben presto, trova questo benemerito passaggio “cursillista” insufficiente, non solo per la sua maturazione nella Fede riscoperta, ma impari ad una diffusione più allargata a tutti senza distinzioni. Non siamo qui a valutare il seguito di quell’esperienza, ma solo a documentare, con questa vicenda, un iter già previsto dagli stessi iniziatori del Cursillo e, comunque senz’altro, dal Padre F.Santana che portò il Cursillo in Italia.
A questo punto, una mia valutazione attuale, a 40 anni dall’inizio e dopo quasi trent’anni di mio impegno diretto in merito…
Per me, non è certo il momento di fare un bel funerale al Cursillo, come pensava e sognava P. Santana, perché del Cursillo – così come è nato e come dovrebbe essere (non solo 3 giorni, ma un metodo preciso, articolato in tre parti ‘Pre cursillo – Tre giorni – Post Cursillo’, non propriamente “per tutti”, ma solo per animatori/vertebre d’ambiente, trovate dopo opportuno studio d’ambiente e opportuna testimonianza e pre cursillo – di “questo” Cursillo c’è più bisogno che mai. Senza di un metodo di questo tipo, ben difficilmente gli ambienti, anche strettamente ecclesiali, potranno ritrovare anche una sola piccola equipe di evangelizzatori/testimoni e missionari. La sua presenza, non solo non esclude altre presenze missionarie nella Chiesa locale, ma anzi la esige e la promuove, d’accordo col Vescovo e con i suoi collaboratori. Con queste chiarezze, a Genova come in Italia, si potrà pensare a una nuova stagione di fioritura del Cursillo e, da lui, a una nuova stagione più ampiamente missionaria della Chiesa. Quod est in votis. Anche i miei. Con tutto l’amore e la passione di sempre.
                                                                                     Don Marco Granara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esterno

 

 

 

 

 

Banchi

 

 

Vai ad inizio pagina