Evangelii gaudium – La gioia del Vangelo

evangelii gaudium

SERATE DI APPROFONDIMENTO SULL’ESORTAZIONE APOSTOLICA DI PAPA FRANCESCO A CURA DI PAOLO RUM

CAPITOLO PRIMO: LA TRASFORMAZIONE MISSIONARIA DELLA CHIESA

La parola di Dio ci esorta ad un dinamismo in “Uscita”: “Andate… fate miei discepoli tutte le genti … insegnando loro ciò che vi ho comandato“. Nel testamento ebraico troviamo la figura del patriarca Abramo che accettò la chiamata a partire verso una terra che non conosceva, un futuro fondato sulla promessa di Dio, così anche Mosè: “Vai fai uscire il mio popolo …”

“Uscire” ,oggi come allora, indica la missionarietà: uscire dalle proprie comodità e consuetudini e raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno dell’annuncio della  “buona novella” al pari dei 72 discepoli che come ci narrano i Vangeli “ritornarono pieni di gioia“. Seminare sempre di nuovo, sempre oltre, come ci ricorda ancora il Vangelo “… andiamocene altrove, nei villaggi vicini perché io possa predicare anche là …” La Parola ha in sé una potenzialità che non possiamo prevedere, un seme da noi piantato, che solo Dio farà crescere! Una comunità evangelizzatrice celebra, festeggia ogni piccola vittoria. Papa Francesco sogna un improrogabile rinnovamento ecclesiale, scendendo fino ad elencare le consuetudini , gli orari, il linguaggio, le strutture, ecc., perché diventino un canale adeguato alla evangelizzazione del mondo.

La Parrocchia ha una grande plasticità: può assumere forme diverse che richiedono docilità e creatività sia del pastore che della comunità.

Il Vescovo, a volte, si porrà “davanti” altre volte nel “mezzo” in alcune circostanze “indietro”, perché il gregge possiede il suo olfatto per individuare nuove strade…. non deve ascoltare solo i soliti …..

Il “linguaggio” non deve essere identificato con aspetti secondari, non dare per scontata la sua comprensione “a volte, ascoltando un linguaggio completamente ortodosso, quello che i fedeli ricevono, a causa del linguaggio che esse utilizzano e comprendono, è qualcosa che non corrisponde al vero Vangelo di Gesù Cristo …” (paragrafo 41 )

La Chiesa deve significare la casa aperta del Padre, chiese dalle porte aperte; neppure la porta dei Sacramenti dovrebbe risultare chiusa per una ragione qualsiasi. Di solito ci comportiamo come controllori della Grazia e non come facilitatori. La Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa. Oggi e sempre sono i poveri i destinatari privilegiati del Vangelo:

Così termina il capitolo: “Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili … mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta “Voi stessi date loro da mangiare”.

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