Archivio mensile:marzo 2015

Cena pasquale ebraica cristiana – Banchi 30 marzo2015 – testimonianza di un fratello

BANCHI, SERA DEL 30 MARZO. Esperienza forte, intensa, quella vissuta a Banchi lunedì sera, 30 marzo: la cena pasquale ebraica cristiana. E’ stato come se il tempo, improvvisamente, si fosse misteriosamente riavvolto su se stesso, ritornando indietro di 3.200 o 2.000 anni. L’antico rito ebraico della Pasqua ebraica, che festeggia la liberazione del popolo giudeo dalla schiavitù dell’Egitto, e l’ultima cena di Gesù, consumata con il rito della Pasqua ebraica, sei giorni prima della Sua Risurrezione: esattamente come è accaduto lunedì 30 marzo, sei giorni prima della Pasqua. Sarà un caso?

Quante assonanze tra due riti apparentemente molto diversi e distanti tra loro, ma, in realtà, così intimamente uniti nel loro significato simbolico più profondo: la metafora della vita e della morte. E’ stata un’esperienza unica, mistica, dove la presenza del Cristo morto e risorto, quasi si respirava, si toccava. Ho incrociato più volte gli sguardi delle sorelle e dei fratelli presenti, cogliendoli quasi rapiti, come in estasi.

La metafora della S. Messa, che incarna il vivere quotidiano di chi ha scoperto e vive in Cristo, di chi ha capito di avere ricevuto in dono la vita per pura gratuità, ed il dono della fede: dono che, al di là degli aspetti puramente liturgici, formali od abitudinari, siamo chiamati a vivificare istante per istante, nelle nostre scelte di vita, come un continuo attraversare il  nostro Mar Rosso, per abbandonare la schiavitù della ‘morte corporale’, diretti verso la libertà ‘della vita eterna’ (… in Christo omnes vivificabuntur …- S. Paolo 1 Cor. 15-22).

COSI’ VICINO, COSI’ LONTANO: Giuda Iscariota, ladro, traditore, indifferente ai poveri, eppure… eppure così vicino a Gesù Cristo, che tutto sapeva; appena ricevuto dalle mani di Gesù il pane azzimo intinto nella haroset , se ne partì impossessato da satana. Quanti di noi, magari si professano cristiani, osservanti, ligi alla liturgia od alla forma si sentono o vivono come Giuda? dei traditori|  Quante volte, negli atti della vita di ogni giorno, quando si è chiamati a scegliere continuamente tra il bene ed il male, siamo distanti dal Signore, tradiamo, autoconvincendosi di essere vicino? E’ proprio nell’esercizio quotidiano delle nostre azioni, del grado di presenza di Cristo in noi, del nostro ‘libero arbitrio’ (fatti a immagine e somiglianza di Dio), della nostra capacità di trasudare il bene, che siamo cristiani.

Toccante il momento nel quale don Giuseppe, durante l’elevazione, ha detto: lo vedete nell’ostia, Cristo, vivo e presente? lo vedete, lo vedete nel vino, il sangue di Cristo? 

IL PASSAGGIO NEL MAR ROSSO: quanto ci sentiamo liberi dalle catene dell’egoismo, dell’indifferenza, dell’opulenza; che grado di consapevolezza, di compassione, di condivisione,  abbiamo verso gli ultimi, i poveri, gli emarginati, che spesso sono vicino a noi più di quanto possiamo immaginare.

LA SOFFERENZA DELL’ALTRO, CI RIGUARDA? SI o NO. NON CI SONO VIE DI MEZZO. In questo Cristo è scandalo! Quanto siamo disposti ad amare, a farci “altro”, a rinunciare a noi stessi per gli altri, facendoci carico delle croci che gli “altri” faticosamente sopportano? Comprendere che l’amore è ‘donarsi’, che il corpo è solo un vestito temporaneo, – non sono solo parole, ma fatti e fatica – come Cristo ci ha insegnato, che la vita stessa non ci appartiene, perché l’abbiamo ricevuta in dono senza alcun merito, è essere cristiani: vivere ciò, E’ GIOIA, è essere scesi in profondità dentro noi stessi, fino alle radici più profonde dell’essere, con il CORAGGIO DI AMARE e LA GIOIA DI SCOPRIRE CHE CIO’ CHE ABBIAMO DONATO AGLI ALTRI, COMPRESA LA NOSTRA VITA, IN REALTA’, L’ABBIAMO DONATO A NOI STESSI.

 

Donato

BUONA PASQUA DI RISURREZIONE !!!

Evangelii gaudium – La gioia del Vangelo

evangelii gaudium

SERATE DI APPROFONDIMENTO SULL’ESORTAZIONE APOSTOLICA DI PAPA FRANCESCO A CURA DI PAOLO RUM

CAPITOLO PRIMO: LA TRASFORMAZIONE MISSIONARIA DELLA CHIESA

La parola di Dio ci esorta ad un dinamismo in “Uscita”: “Andate… fate miei discepoli tutte le genti … insegnando loro ciò che vi ho comandato“. Nel testamento ebraico troviamo la figura del patriarca Abramo che accettò la chiamata a partire verso una terra che non conosceva, un futuro fondato sulla promessa di Dio, così anche Mosè: “Vai fai uscire il mio popolo …”

“Uscire” ,oggi come allora, indica la missionarietà: uscire dalle proprie comodità e consuetudini e raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno dell’annuncio della  “buona novella” al pari dei 72 discepoli che come ci narrano i Vangeli “ritornarono pieni di gioia“. Seminare sempre di nuovo, sempre oltre, come ci ricorda ancora il Vangelo “… andiamocene altrove, nei villaggi vicini perché io possa predicare anche là …” La Parola ha in sé una potenzialità che non possiamo prevedere, un seme da noi piantato, che solo Dio farà crescere! Una comunità evangelizzatrice celebra, festeggia ogni piccola vittoria. Papa Francesco sogna un improrogabile rinnovamento ecclesiale, scendendo fino ad elencare le consuetudini , gli orari, il linguaggio, le strutture, ecc., perché diventino un canale adeguato alla evangelizzazione del mondo.

La Parrocchia ha una grande plasticità: può assumere forme diverse che richiedono docilità e creatività sia del pastore che della comunità.

Il Vescovo, a volte, si porrà “davanti” altre volte nel “mezzo” in alcune circostanze “indietro”, perché il gregge possiede il suo olfatto per individuare nuove strade…. non deve ascoltare solo i soliti …..

Il “linguaggio” non deve essere identificato con aspetti secondari, non dare per scontata la sua comprensione “a volte, ascoltando un linguaggio completamente ortodosso, quello che i fedeli ricevono, a causa del linguaggio che esse utilizzano e comprendono, è qualcosa che non corrisponde al vero Vangelo di Gesù Cristo …” (paragrafo 41 )

La Chiesa deve significare la casa aperta del Padre, chiese dalle porte aperte; neppure la porta dei Sacramenti dovrebbe risultare chiusa per una ragione qualsiasi. Di solito ci comportiamo come controllori della Grazia e non come facilitatori. La Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa. Oggi e sempre sono i poveri i destinatari privilegiati del Vangelo:

Così termina il capitolo: “Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili … mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta “Voi stessi date loro da mangiare”.