Archivio mensile:febbraio 2011

Affidamento

Il mio “cammino di Fede” inizia da quando ero bambina con mia nonna paterna che mi insegnava a pregare, mi accompagnava  ai vespri la sera e a massa la domenica;  mi ha insegnato a dialogare con Gesù a parlargli facendomi sentire la Sua costante e quasi tangibile presenza …  Senza nessuna consapevolezza da parte mia vivendo quei momenti assolutamente naturali e spontanei io crescevo…  Lentamente, senza grandi “colpi di scena” il mio cammino avanzava.
In età più adulta ho avuto la grazia di conoscere il mio parroco,  che con catechesi, chiacchierate e  tanta amicizia mi aiutava a crescere. Finché un giorno un po’ per curiosità, un po’ perché… “sapeva di buono”,  ho partecipato ai tre giorni del cursillo: quel quarto giorno va avanti ormai da un po’ di anni ed è cosi dilatato da sentire sempre più il desiderio di arricchirlo per poterlo riempire ogni giorno di più.
Tralasciando le piacevolissime sensazioni iniziali,  euforiche e leggiadre che tutti hanno provato alla fine del terzo giorno, la vera certezza che ho maturato è stata quella di aver vissuto un momento di non ritorno.  Mi poteva accadere qualsiasi cosa, ma oramai era impossibile poter tornare indietro: avrei potuto subire un arresto nel mio cammino, ma non sarei più stata quella di prima.
E allora perché fermarsi? E così, con difficoltà un passetto per volta,verso consapevolezze più forti e concrete.
Il rapporto con mio padre è sempre stato molto particolare. Ci siamo amati alla follia ma abbiamo parlato molto poco. E’ sempre stato molto esigente e critico nei miei confronti e forse anche io con lui. Anche per quanto riguarda l’aspetto spirituale: in chiesa alla domenica, comunione e confessione a Pasqua tutto il resto sono inutili novità… La mia partecipazione al cursillo per lui è stata una perdita di tempo ed una mancanza ai miei doveri di madre e moglie!
A giugno 2011 un suo fraterno amico gli propone il cursillo e lui senza battere ciglio decide di partecipare con entusiasmo.
E’ inutile e quasi impossibile descrivere il mio stato d’animo dei giorni che precedevano quella data, dei tre giorni fatidici e di quella sera quando mia figlia Marta ed io lo abbiamo visto entrare in chiesa cantando De Colores!
Per uno strano caso la settimana successiva siamo stati insieme tantissimo. Lui era a casa mia non c’era mia mamma perché anche lei stava facendo il suo cursillo, i miei figli e mio marito erano a Lourdes per l’annuale servizio di barellieri davanti alla grotta.
E’ stata la settimana più intensa di tutto il nostro rapporto. Ci siamo scambiati le sensazioni forti che abbiamo vissuto durante i tre giorni. Mio papà mi faceva domande, sembrava quasi che tutte le barriere, che negli anni prima, ci siamo creati non esistessero più quasi fossimo davvero non padre e figlia, ma fratelli di quell’unico Padre che aveva voluto tutto ciò.
Mio papà era sereno mi diceva che era “gioioso” regalandomi una dolcezza infinita nel cuore.
Il 1° novembre mio papà si sente male: era a Vinadio nella nostra “ casa madre” dove sia io che  lui siamo nati. Con mio figlio Paolo lo andiamo a prendere e lo portiamo a Genova. Il giorno dopo lo ricoveriamo per accertamenti.
IL 5 novembre alle tre del mattino mi hanno telefonato dall’ospedale per dirmi che si era aggravato.
Mio marito è medico, c’è un codice che vivendo con lui conosco e purtroppo non mi ha permesso di illudermi: ho avuto subito la certezza che non avrei mai più parlato con lui e così è stato.
Il giorno del ricovero cioè tre giorni prima, avevo una strana sensazione di ansia di un qualche cosa che stava per accadere e che mi avrebbe cambiato. Mai più pensavo a ciò che poi sarebbe accaduto ma nel mio cuore avevo paura che qualcosa modificasse la mia vita e quella dei miei cari.
Come quasi ogni mattina mi sono recata a messa e mi sono rivolta a Lui come facevo da quando ero bambina: gli ho proposto di fare metà per uno. Quando quella notte sono andata al pronto soccorso ho sentito un dolore fisico fortissimo come se qualcuno mi avesse presa a botte; sentivo dolore ovunque. La testa mi scoppiava, avevo male alle mani, alle gambe e mi faceva tanto male parlare  che per quasi un’ora non sono stata capace di dire nulla.
Tornata a casa,  dovevo dare la notizia  ai miei quattro figli ma  non volevo che provassero il dolore che provavo io, così, ho parlato  prima con Marta, poi a Pietro subito dopo Paolo, per ultimo col piccolo Matteo.
Da quel momento non ero certo solo io che agivo. La certezza è stata che non stavamo facendo metà per uno ma la mia era una piccola parte tutto il resto era Lui. Lui che mi stava sostenendo con le sue enormi braccia e da quel momento ad oggi non mi ha più abbandonato. Ho avuto una forza dentro me talmente potente che ero serena non ho mai provato tristezza.
Ho organizzato il funerale di mio papà come una festa. Vinadio è stato un paese in lutto per tre giorni, ma  durante il funerale ho chiesto agli amici che gremivano la chiesa di non piangere ma di essere felici e di far festa con me perché papà era finalmente al cospetto di DIO nella luce e nella gioia infinita.

Due aspetti vorrei sottolineare.
Il primo è che niente accade per caso: non era un caso la presenza di mia nonna nell’inizio del mio cammino spirituale, non sono state un caso le catechesi, le chiacchierate, i libri letti, il cursillo mio e di mio papà, la settimana soli e tutto il resto….
La vita, spesso ci mette difronte a situazioni che quasi mai sono comprensibili o altre volte appaiono insignificanti e invece tutto è importante e ha motivo di esistere perché fa parte del Suo grande progetto infatti le nostre vite sono minuscoli pezzetti di quell’infinito mosaico!
Il secondo aspetto che tengo a sottolineare è l’importanza del sapersi affidare a DIO, del chiedere aiuto, di mai pensare di poter fare da soli.
Mai ci dobbiamo lasciar caricare di immensi pesi e piegarci sotto di essi: mai essere muli schiacciati da pesanti sacchi. Più le difficoltà tendono a farci abbassare la testa e più dobbiamo alzare lo sguardo a DIO stare in piedi e guardare in alto perché Lui non ci vuole bestie da soma ma uomini adulti e consapevoli che DIO se lo invochiamo, ci sosterrà sempre.

  1. M.